Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile

CENTRO RICERCHE SANTA TERESA

Recupero del forte e costruzione delle nuove infrastrutture

All'atto della stipula del contratto per l'esecuzione dei lavori sul sito della Batteria Alta di S. Teresa fu costituito un gruppo di lavoro composto dall'ing. Achille Cipparrone, dall'ing. Carlo Ranza e dal prof. Arrigo Cigna. Quest'ultimo (quale direttore del Laboratorio di Fiascherino dal 1979 e poi del Centro Ricerche Energia Ambiente Forte S. Teresa fino all'inizio del 1985) aveva il compito di presentare le esigenze dei ricercatori e le necessità del laboratorio, l'ing. Ranza doveva prospettare le varie possibili soluzioni ed infine l'ing. Cipparrone, direttore dei lavori, doveva dare il parere di congruità.

costruzione del nuovo centro

L'inaugurazione del Centro è stata immediatamente seguita, dal 28 al 30 Settembre 1983, da un Simposio Internazionale sul comportamento dei radionuclidi a vita lunga nell'ambiente marino. Questo simposio, organizzato in collaborazione con la Commissione delle Comunità Europee, ha visto la partecipazione di circa un centinaio di ricercatori provenienti da oltre 15 paesi ed organizzazioni internazionali. Il livello scientifico dei contributi, le caratteristiche della nuovissima sede e la spettacolarità dell'accoglienza, culminata in una cena nel salone del Castello di Lerici, hanno fatto sì che questo incontro venisse ricordato dai partecipanti anche molti anni dopo.

Da allora molti altri convegni sono stati organizzati nella sede della Batteria Alta di S. Teresa, aventi per oggetto i diversi aspetti fisici, chimici, biologici della protezione dell'ambiente sia marino che terrestre.

In effetti il gruppo, che si avvalse anche dei pareri del dr. Michael Bernhard (già direttore del Laboratorio di Fiascherino dal 1958 al 1975) e di altri esperti, svolse il compito affidatogli in un clima di massima collaborazione cercando di ottimizzare le soluzioni sia dal punto di vista della funzionalità che del costo. Il criterio base subito adottato fu quello di procedere alla conservazione di tutte le strutture del forte ancora recuperabili, al loro restauro ed al ripristino dell'ambiente originale. Un'esplosione, avvenuta verso la fine dell'ultima guerra, aveva danneggiato in modo irreparabile gran parte del corpo centrale del forte. Questa sezione venne pertanto demolita, salvando solamente alcune stanze sotterranee e un muraglione con finestre prospiciente l'entrata. Al suo posto venne costruito un edificio su tre piani che comprende i laboratori e gli studi al primo piano; l'amministrazione, la sala riunioni, la biblioteca ed un laboratorio di chimica-fisica al piano terreno e gli acquari, la cucina, la mensa ed un laboratorio di chimica analitica al piano seminterrato.

Sono stati poi studiati tre circuiti separati di circolazione: uno pedonale, uno veicolare ed uno per servizi. Nei preesistenti corpi Nord e Sud del forte sono stati sistemati gli impianti relativi al trattamento ed alla distribuzione dell'acqua di mare, le centrali elettrica, termica e telefonica, le officine, l'autorimessa ed i vari depositi di materiali di supporto per le attività di ricerca. Per il ripristino dell'ambiente circostante, ci si è avvalsi di uno studio effettuato in precedenza dai dr. Sebastiano Filipello e Alberto Balduzzi dell'Istituto di Botanica dell'Università di Pavia.

costruzione del nuovo centro

Un esame della situazione svolto dalla dr. Luciana Cigna Rossi e dal prof. Carlo Polvani localizzò le specie estranee infestanti da estirpare (soprattutto Robinia pseudo-acacia e Ailanthus glandulosa) e quelle da reintrodurre per ricostituire in breve tempo la macchia mediterranea. Da notare, in particolare, che il sito in questione, insieme alle stazioni della Riviera Ligure, rappresenta l'areale più settentrionale di una pianta erbacea caratteristica dell'Africa Settentrionale, l'Ampelodesmos tenax.

costruzione del nuovo centro

Anche la sistemazione delle aree adibite a parcheggio è stata effettuata in modo da salvare le piante esistenti, creando apposite aiuole, e ripristinando un pergolato a vite. In questa stessa zona è stato necessario abbattere, a causa del suo irrecuperabile degrado, una struttura in cemento armato, che risaliva alla prima metà del secolo scorso, reggente gli argani per il trasporto dei proiettili per il forte attraverso due pozzi che giungono fino a livello del mare. Questi pozzi, sigillati per motivi di sicurezza, esistono tuttora.